mercoledì 19 aprile 2017

"Non darmi il giusto peso. Dammi la giusta leggerezza”


Per darmi la giusta leggerezza stasera sono andata a teatro, ho visto "Gli amori difficili" di Calvino, non è una piéce teatrale,sono dei racconti portati in scena dalla ispirata regia di Lorenzo Loris.

E' una regia precisa, ragionata per immagini, per vignette, quasi fossero le illustrazioni viventi di un libro.

Grande protagonista è il geniale e istrionico Gigio Alberti, che interpreta diversi personaggi con una verve strepitosa e rispecchia a pieno la mia idealizzazione di "personaggio di Calvino", con la stechiometria narrativa e grammaticale che vedo nelle sue opere.

Questi racconti sono storie di stati d’animo, un alternarsi di fugaci incontri e interminabili attese fra i solchi concavi delle nostre assenze. Sono stati scritti tra il '57 e il '63, ma sono una perfetta rappresentazione delle storie d'amore di oggi. 
Lo spettacolo esprime egregiamente l'eterna lotta tra la voglia di solitudine e l'introspezione e la quotidianità e la normalità di un rapporto di coppia.

Ma non è assolutamente un inno all'amore, è un'esplorazione dei personaggi, dei protagonisti delle vicende di cuore: gli innamorati, ma soprattutto delle loro sinapsi mentali e degli itinerari tra il silenzio interiore e la vacuità delle parole.
E' un'analisi schietta delle sensazioni che normalmente mascheriamo o minimizziamo, e queste sensazioni hanno un suono, un rumore, una musica che sentiamo dentro di noi e che non sempre riconosciamo,
Nelle scenette rappresentate è evidente l' incontro tra la musica e i rumori dei pensieri del singolo nella coppia, spesso celati che vengono fuori in sordina grazie alla magistrale arte di Gemma Pedrini. 

La musica come catarsi psicologica è il vero valore aggiunto di questo spettacolo.

Alla fine lascia nel pubblico la consapevolezza quasi dolorosa della verità, scoperchia il vaso di pandora delle abitudini e delle consuetudini. Ha il potere di comunicare con estrema ironia e leggerezza la disillusione su quella vitale sciocchezza che consuma gli uomini e che chiamiamo amore.

Avete ancora tempo per andarlo a vedere, sono in replica fino al 30 Aprile.

mercoledì 12 aprile 2017

Déjà vu

Credevo fosse il tempo della risacca,
della tregua dopo una corsa affannata.
Ad ogni rintocco della coscienza
sento l’inesprimibile nulla.

Rintanata in un nido di silenzio
per riprendere fiato
Ti cerco nei rumori che non sento
Sotto questo cielo che è un deserto di parole
Nell'aria azzurra dei sorrisi di primavera
sussurrando per non far male al vento 

La verità è una sfinge,
un'eccedenza del cuore.
Si accosta ai silenzi delle case
schiude le finestre e fiorisce.
E' il tempo
per libere speranze,
rondini
che tornano sui rami 
con lo sguardo al domani.

Lento il giorno s’allunga
nell’affresco del cielo 
e da un taglio azzurro, cola già la luce.







UMAMI (il gusto dopo il gusto)

Morso dopo morso Ti assaggio Salata di sudore E di tempo perso -Le rondini tornano al loro nido Eroiche viaggiatrici del gusto- La mia...