Due di picche a Godot
venerdì 12 giugno 2026
Esserci
venerdì 13 febbraio 2026
Kaamos di Gianfranco Vitucci
Il kaamos, termine finlandese che indica la lunga
notte polare, rimanda a una sospensione della luce e diventa metafora di
un’isola temporale: un luogo chiuso e insieme aperto solo al pensiero, al
desiderio, alla perdita. È uno spazio mentale in cui il lettore è chiamato a
entrare senza mappe, perché il viaggio non ha una meta definita, ma si dirama
in continue possibilità, fino a ricondurre sempre allo stesso punto: noi
stessi.
La scrittura di Kaamos è spesso ermetica, densa di metonimie
e immagini che non si lasciano afferrare immediatamente. In alcuni testi si
avverte una vera e propria sovrabbondanza del nulla: il vuoto non è
assenza, ma materia poetica, campo di tensione. Questo approccio rende la
lettura intensa, ma anche impegnativa. Non sempre le parole sembrano “cercate”,
come se il poeta stesso ammettesse la difficoltà di trovarle, talvolta, però le poesie più lunghe risultano
ridondanti, perdendo forza proprio nella loro estensione.
In certi passaggi la scrittura assume un tono barocco,
ricco, stratificato, a tratti eccessivo, mentre altrove colpisce per immagini
particolarmente felici, come le “sillabe socchiuse dei pensieri”, capaci di
condensare in pochi versi una forte suggestione emotiva. I temi ricorrenti sono
l’amore, la caducità della vita, il passato “perduto e mai perso”, ma anche
presenze quotidiane e concrete, la montagna, il gatto, le persone, che ancorano
l’astrazione a scene di realtà.
La struttura della raccolta appare volutamente caotica, ma
non sempre questa scelta risulta efficace. In alcuni punti si ha l’impressione
che una suddivisione tematica o una sequenza più ragionata avrebbe giovato al
ritmo complessivo, rendendo il percorso del lettore meno dispersivo. Ci sono
poesie molto belle che forse avrebbero guadagnato forza con una maggiore
asciuttezza.
Nel complesso, Kaamos è un libro che non cerca di
piacere né di spiegarsi. Chiede attenzione, lentezza, e una disponibilità ad
accettare l’opacità.
È una poesia che non promette una luce piena, ma non
abbandona mai del tutto: accompagna nel buio con una presenza vigile, a tratti
discreta, a tratti ostinata. E dentro questa fedeltà all’ombra affiora sempre
qualcosa di umano e necessario, una forma di amore, magari trattenuta, magari
imperfetta, ma sufficiente a rendere il viaggio non solo interiore, bensì
condivisibile.
venerdì 31 ottobre 2025
Follow up
La luna la guarda,
la disfa con silenziosa pazienza
mentre la pelle tace
come un muro in attesa di crepe.
Il resto resta in sala d’attesa,
con un numero in mano
e un caffè tiepido di speranza.
qualcosa si sposta
il corpo si aggiusta:
una fragile tregua
tra il battito e il respiro.
Finalmente!
Nel sangue torna il sole,
e la pelle si ricuce di vento.
L’alba, lenta
impara di nuovo il nome della carne.
martedì 6 agosto 2024
Passeggiata serale
L'eterno sognatore passeggia
nel fondo di un bicchiere
in un tramonto estivo
l'odore di lavanda
affiora
la gramigna
nel sofferto raccolto
L'idealista sognatore
immobilizzato nel rammarico
del dentifricio fuori dal tubetto:
l'ingiustizia degli scorpioni annegati
e le rane avvelenate.
Il disilluso si addormenta
in un sonno senza sogni
cercando una fase rem di realistica sincerità
senza invidia per i rammendi giapponesi:
illusione di una guarigione.
Esserci
Esserci L’amicizia non riempie il silenzio: lo lascia respirare. Ci sono parole che bussano forte, e domande che attendono sulla soglia. Ci ...
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La pillola di italiano del giorno è l'espressione "Non essere uno stinco di santo" L'espressione "non es...
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Kaamos, di Gianfranco Vitucci, è una raccolta che si muove interamente dentro uno spazio interiore instabile, dove il pensiero e la razional...
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La pillola di "italiano" di oggi è: OK La parola OK, scritta anche okay, forse non è propriamente una parola di origi...