Il kaamos, termine finlandese che indica la lunga
notte polare, rimanda a una sospensione della luce e diventa metafora di
un’isola temporale: un luogo chiuso e insieme aperto solo al pensiero, al
desiderio, alla perdita. È uno spazio mentale in cui il lettore è chiamato a
entrare senza mappe, perché il viaggio non ha una meta definita, ma si dirama
in continue possibilità, fino a ricondurre sempre allo stesso punto: noi
stessi.
La scrittura di Kaamos è spesso ermetica, densa di metonimie
e immagini che non si lasciano afferrare immediatamente. In alcuni testi si
avverte una vera e propria sovrabbondanza del nulla: il vuoto non è
assenza, ma materia poetica, campo di tensione. Questo approccio rende la
lettura intensa, ma anche impegnativa. Non sempre le parole sembrano “cercate”,
come se il poeta stesso ammettesse la difficoltà di trovarle, talvolta, però le poesie più lunghe risultano
ridondanti, perdendo forza proprio nella loro estensione.
In certi passaggi la scrittura assume un tono barocco,
ricco, stratificato, a tratti eccessivo, mentre altrove colpisce per immagini
particolarmente felici, come le “sillabe socchiuse dei pensieri”, capaci di
condensare in pochi versi una forte suggestione emotiva. I temi ricorrenti sono
l’amore, la caducità della vita, il passato “perduto e mai perso”, ma anche
presenze quotidiane e concrete, la montagna, il gatto, le persone, che ancorano
l’astrazione a scene di realtà.
La struttura della raccolta appare volutamente caotica, ma
non sempre questa scelta risulta efficace. In alcuni punti si ha l’impressione
che una suddivisione tematica o una sequenza più ragionata avrebbe giovato al
ritmo complessivo, rendendo il percorso del lettore meno dispersivo. Ci sono
poesie molto belle che forse avrebbero guadagnato forza con una maggiore
asciuttezza.
Nel complesso, Kaamos è un libro che non cerca di
piacere né di spiegarsi. Chiede attenzione, lentezza, e una disponibilità ad
accettare l’opacità.
È una poesia che non promette una luce piena, ma non
abbandona mai del tutto: accompagna nel buio con una presenza vigile, a tratti
discreta, a tratti ostinata. E dentro questa fedeltà all’ombra affiora sempre
qualcosa di umano e necessario, una forma di amore, magari trattenuta, magari
imperfetta, ma sufficiente a rendere il viaggio non solo interiore, bensì
condivisibile.
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