Bevo il mio caffè
in un angolo e
schivo il rumore amaro
della mia caverna.
La libertà
è nel buio della notte.
Tra distinti pensieri d'istinti
e sensuali persuasioni.
Il fruscio delle palpebre
batte irruento
rimbalzando nella testa.
Lo spazio diviene musica.
L'aria si fa pura essenza
e si plasma:
la dimensione evapora
ascoltando l'acuto fischio
del silenzio
un progresso grigio,
di un mondo carponi
che non sa più camminare.
Sale ogni volta un gradino
più in basso
e imbrunisce di cenere
metà della notte
senza tinta
e senza età
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